Storia e Geografia dell’isola di Rodi

In questa pagina viene descritta quanto meglio possibile tutta la storia e geografia dell’isola di Rodi, appunto per la vostra vacanza non solo spiagge e divertimento ma  anche molta cultura e storia.

Rodi, dal greco Ῥόδος (Rodos, pronuncia: Ròdhos), è la più grande delle isole del Dodecaneso e la più orientale delle maggiori isole dell’Egeo; il versante sudorientale è bagnato dal Mar di Levante.

Coprendo una superficie 1.398 km2 con una popolazione di 163.476 abitanti. Rodi era il capoluogo della prefettura del Dodecaneso, che includeva anche le vicine isole di Simi, Piscopi, Calchi e Castelrosso.A seguire tutta la Storia e Geografia dell’isola di Rodi.

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L’ORIGINE DEL NOME

Il nome deriva dal Greco antico ροδον (rhodon), che significava rosa (Ingreco moderno Triandafiglià – τριανταφυλλιά, “Trentapetali”), e ricorrente è la denominazione di Isola delle rose. La rosa è uno dei simboli di Rodi, frequentemente impresso sui conii delle monete. Non è comunque certa l’origine del nome, e coesistono teorie che lo collegano alla mitologia: Rodo era la ninfa figlia di Poseidone e di Anfitrite.

Altre figure rappresentative dell’isola sono il cervo, la cui statua domina il principale ingresso portuale, e di cui vari esemplari pascolano lungo i percorsi dei parchi delle mura, e l’Ibisco, onnipresente fiore che decora ville e giardini. Secondo leggende popolari furono i cervi, e non Forbante a liberare l’Isola dai serpenti.

Questi nomi, per lo più dall’antichità classica, erano dati per le caratteristiche dell’isola, come i molti serpenti, per il bel cielo notturno, per la forma e l’altimetria dell’isola, per il nome dei suoi primi abitanti, e poi felice, marina, dal tempo bellissimo e dalla lussureggiante vegetazione.

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GEOGRAFIA FISICA DELL’ISOLA DI RODI

L’isola ha una forma romboidale con una lunghezza di 80 km e una larghezza di 38 km.Una catena montuosa che si sviluppa in senso longitudinale, divide l’isola in due parti con leggermente diverse condizioni climatiche. La costa est è quella prevalentemente più calda mentre la costa ovest è la più ventilata.

Rodi, malgrado la presenza di pianure e di alcune vallate fertili e pittoriche vicino al litorale, è una delle isole più montuose del mare Egeo. Tuttavia, le montagne dell’isola non sono particolarmente alte, ad eccezione del monte Atàviro di 1.215 m dal livello del mare. Il nome del monte, di lingua preellenica, testimonia l’esistenza nelle isole di leggende e culti antichissimi, come quelle di Giove Ataviro e del leggendario re Altaimene.

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A nord-est sorgono le montagne Periòli, Leucòpagos, quest’ultimo con il convento della Madonna di Calòpetra in cima, costruito attorno al 1782. Cùmulli e il monte Paradisi, come il paese omonimo, traggono il nome dagli splendidi giardini, orgoglio dei banchieri fiorentini dell’era dei Cavalieri. Il monte Filerimos, ha preso il nome da un gentiluomo del medio evo, con in cima l’acropoli di Ialisò, nota per il tempo di Athena Poliade.

L’acropoli di Rodi

Infine la collina dell’acropoli antica di Rodi con i templi di Giove Poliè e di Athena Poliade, l’odierno monte Smith oppure il medievale Santo Stefano, dal nome della chiesa bizantina che esisteva fino al XIX secolo. Rodi deve alla sua latitudine tutti i privilegi del clima mediterraneo: inverno mite con abbondanti piogge ed estate fresca grazie alle brezze marine e ai venti settentrionali forti, caratteristica delle isole del mar Egeo.

Il clima dolce, la terra fertile e le acque abbondanti di fonti bellissime come quella della Ninfa Koskinistì e Tragoùdi (canto) sul monte del profeta Elia e sul monte Periòli, fanno di Rodi una vera isola di smeraldo, una delle più fertili del mare Egeo, dalle vaste selve, il cui legname andava alla volta dei cantieri navali di Costantinopoli, dalla ricca agricoltura e dall’infinità di fiori.

IN ANTICHITA’

L’isola era abitata già nel Neolitico, anche se rimangono poche tracce di questa cultura. Nel XVI secolo a.C. i Miceneiraggiunsero Rodi, e più tardi la mitologia greca farà riferimento alla stirpe dei Telchini di Rodi, associandoli a Danao, che era soprannominato Telchinis.

Invasa dagli Achei nel XV secolo a.C., l’isola conobbe un periodo di sviluppo nell’XI secolo a.C., con l’arrivo dei Dori che costruirono le tre importanti città di Lindo, Ialiso e Camiro, che insieme a Cos, Cnido e Alicarnasso (queste ultime sulla costa dell’Asia minore) dettero vita alla Esapoli dorica.

Come testimoniato dai grandi santuari di Lindo e Camiro, nel VII secolo a.C. Rodi divenne uno dei punti cardine del commercio mediterraneo.Dopo che Atene sconfisse gli invasori Persiani nel 478 a.C., le tre città aderirono alla Lega ateniese.

Allo scoppio dellaguerra del Peloponneso nel 431 a.C., Rodi si mantenne neutrale pur facendo parte della Lega. La guerra terminò nel 404 a.C., con Rodi che decise di mantenere la non belligeranza per tutta la durata delle ostilità.

La guerra del peloponneso

Nel 408 a.C. le tre città si unirono per formare un’unica unità politica: si costruì perciò una nuova capitale nella parte settentrionale dell’isola, la città di Rodi, i cui lavori di costruzione furono condotti dall’architetto ateniese Ippodamo. Il generale indebolimento della Grecia in seguito alla guerra del Peloponneso fece sì che l’isola fosse prima conquistata da Mausolo di Alicarnasso, poi dai Persiani nel 340 a.C., infine da Alessandro Magno nel 322 a.C.

Dopo la morte di Alessandro, tre dei suoi generali (Tolomeo, Seleuco e Antigono) si divisero l’impero: Rodi strinse forti legami culturali e commerciali con i Tolomei di Alessandria per formare così la lega rodo-egiziana che controllò i traffici commerciali nell’Egeo per tutto il III secolo a.C.

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L’alleanza con Roma

Nel 227 a.C. Rodi fu colpita da un rovinoso terremoto.Ciononostante l’isola, sostenuta dagli aiuti provenienti dal mondo greco, continuò nella propria politica marittima. Questa la rese una tra le prime potenze in questo settore nel Mediterraneo, insieme a Cartagine. Nel 164 a.C. Rodi stipulò un trattato con Roma. Nell’isola giungevano i figli delle nobili famiglie romane per seguire le lezioni dei maestri di retorica, fra i quali Ermàgora di Temno(II secolo a.C.), autore tra l’altro, secondo Suida, di una Ars rhetorica (che peraltro non va affatto identificata tout-court con la Rhetorica ad Herennium, opera fino al XVI secoloattribuita a Cicerone e dalla critica successiva ascritta invece, sulla fede di Quintiliano, al retore latino Cornificio del I secolo a.C.).

Inizialmente Rodi fu un’importante alleata di Roma, ma finì poi col perdere i privilegi acquisiti, tant’è che venne saccheggiata da Cassio. Mantenne tuttavia una grande importanza commerciale. Significativo è il fatto che il provvedimento fondamentale dell’antico diritto marittimo abbia preso il nome di lex rhodia de jactu.

Tuttavia, nel dicembre del 1522 Rodi non poté resistere al grande esercito di Solimano il Magnifico. Ai pochi cavalieri rimasti fu concesso di ritirarsi a Malta, mentre l’isola restò sotto il dominio ottomano per quasi quattro secoli

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Il periodo Italiano

Annessa de facto già dal 1912 durante la guerra italo-turca, l’isola venne assegnata all’Italia con i trattati che posero fine alla guerra Italo-Turca insieme alle altre isole dell’arcipelago del Dodecaneso. La città di Rodi costituì il capoluogo di una provincia la cui sigla automobilistica era RD. Nel 1923 la provincia di Rodi fu affidata a Mario Lago che riuscì a far convivere pacificamente le diverse etnie dell’isola.

Restauro’ numerose opere monumentali, e costrui’ infrastrutture e edifici pubblici (strade, scuole, ospedali, etc.). A questa attività prese parte in particolare l’architetto Natale Sardelli. Durante tale periodo la cerva della porta marittima dell’isola venne sostituita dalla lupa capitolina; dopo la fine del dominio italiano fu ripristinata la statua originaria. Nel 1936 fu nominato nuovo governatore De Vecchi.

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La seconda guerra mondiale

Allo scoppio della seconda guerra mondiale e all’entrata dell’Italia nel conflitto, anche l’isola fu teatro di scontri bellici I più violenti dei quali si verificarono nell’autunno del 1943. In seguito alla caduta del governo fascista e alla proclamazione dell’armistizio governo italiano e le forze alleate anglo-americane.

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Iniziarono i combattimenti fra le truppe tedesche del generale Kleeman e quelle italiane (guidate dal governatore Campioni e dall’ammiraglio Mascherpa). Gli aspri scontri nell’isola di Rodi videro dopo qualche settimana la resa delle forze italiane sopraffatte dai tedeschi. Col controllo da parte di questi ultimi dell’intero Dodecaneso fino alla fine della guerra. Nel 1947, a seguito dei trattati di Parigi, l’Italia fu costretta a cedere il Dodecaneso alla Grecia, come riparazione per la guerra del 1940-1941.

La comunità ebraica

Per secoli l’isola di Rodi ebbe un’importante comunità ebraica. Durante la seconda guerra mondiale, fino all’estate del 1943 Rodi rimase sotto il controllo del governo italiano. Pur avendo emanato nel 1938 le leggi razziali, non mise in pratica nessun atto violento verso la comunità ebraica. Non venne pertanto deportato nessuno nonostante le incessanti pressioni tedesche.

I soccorsi difficili per il maltempo e il sovraffollamento permisero il salvataggio solo di 37 italiani, 6 tedeschi, un greco e 5 membri norvegesi dell’equipaggio, tra cui il comandanteBearne Rasmussen.Nel 1955 il relitto fu smembrato dai palombari greci per recuperare il ferro. I cadaveri di circa 250 naufraghi, trascinati sulla costa dalla tempesta e sepolti in fosse comuni. Furono traslati, in seguito, nei piccoli cimiteri della costa pugliese e, successivamente, nel Sacrario dei caduti d’Oltremare di Bari. I resti di tutti gli altri sono ancora in fondo al mare. Tra i pochi sopravvissuti il segretario del Partito Comunista Italiano Alessandro Natta, fatto prigioniero a Rodi, in difesa dell’aeroporto di Gadurrà.

Bibliografia

Anthony Lutrell, The town of Rhodes (1306-1356), Rodi 2003.

Vassilia Petsa-Tzounakou, Rodi la città dei Cavalieri, Bonechi, Firenze 1996

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